LETTERA A DANTE ALIGHIERI

Caro Dante,

Sono Annamaria Serafino e frequento la seconda media. Ti scrivo perché domani è il Dantedì, un giorno che hanno istituito per ricordarti e commemorare la tua magnifica opera. Sono molto contenta che sia stato istituito perché sono molto fiera di avere un grande autore nel mio Paese. Questi giorni che stiamo vivendo sono piuttosto difficili a causa di una grave malattia di nome coronavirus. Pensando alla quarantena che stiamo vivendo per evitare il contagio mi viene in mente l’esilio che hai vissuto lontano dai tuoi cari. C’è una grossa differenza tra la tua situazione e la nostra: ai tuoi tempi c'era uno scontro tra Imperatore e Chiesa; al giorno d'oggi, invece c'è la democrazia, che ci lascia ogni libertà anche se con rispetto delle regole. Capisco la tua sofferenza, anche io sento la mancanza dei miei parenti e i miei amici. Mi manca l'aria aperta, mi manca la scuola, un po’ come a te mancava la tua Firenze e il suo fermento culturale. Sai che stiamo studiando proprio i tuoi canti? Oggi abbiamo analizzato l'invettiva che hai lanciato contro l'Italia, e mi è sembrata molto centrata su un punto dolente della civiltà: la mancanza di un governo stabile. I versi che più mi colpiscono sono quelli in cui accusi la chiesa di aver rubato le redini all'imperatore. Sai, in questo momento studiamo il Purgatorio.

Posso rivolgermi a te come amico? Perché ho bisogno di sfogo. Leggendo le tue opere, riesco a sentirmi meglio, ma ho bisogno di confrontarmi con il suo autore. Come hai fatto a superare l'esilio? A me sembra di non reggere più eppure sono trascorse solo tre settimane da quanto tutto è incominciato. Chissà come farò tra un mese! Non avevo mai pensato di poter vivere una condizione tale da comprenderti tanto, anche se in maniera meno accentuata.

Grazie, Dante. Ti dico grazie perché mi hai insegnato tanto. In questo momento più che mai sento bisogno di compagnia. E chi meglio di colui che ha scritto l'opera che ha fatto riflettere tanti uomini? Ascolta i miei pensieri, ti prego, e comprendili come io ho compreso il tuo esilio. Tutta quella sofferenza… Ora è come se la provassi io. Mi sento come un genitore a cui sia stato rapito il figlio, solo e inconsolabile.

Però posso ritenermi fortunata, perché ho la mia famiglia. E riconosco quanto siano preziosi i momenti che vivo insieme a loro, specialmente quando penso a tutti quei medici e infermieri che non possono avvicinarsi alle proprie famiglie per evitarne il contagio… Non mi sono mai sentita così legata a loro come adesso. È vero, il coronavirus ci fa apprezzare le cose che abbiamo.

Presto riusciremo a superare la “selva oscura” e poter finalmente rivedere il cielo.

Per ora non possiamo fare altro che aspettare. Aspettare perché andrà tutto bene. Lo spero…

Perché non bisogna mai perdere la speranza.

Cari saluti,

Annamaria Serafino classe 2^F Scuola Secondaria di I grado Nicola Festa

 

 

Matera, 25/03/2020

Carissimo Dante,

Ti scrivo adesso perché mi voglio sfogare con te per il momento critico che stiamo tutti vivendo.

Infatti stiamo combattendo una vera guerra contro un nemico invisibile, il coronavirus, un nuovo virus che si è sviluppato in Cina e adesso si trasmette molto velocemente (pensa che una sola persona infetta può contagiarne altre 7!)

Che stranezza! E’ piccolo solo pochi micron eppure è un nemico spaventoso per tutta l’umanità!!!

E quindi tutte le nazioni si sono dovute attrezzare per combatterlo.

Anche noi, come tutti, in famiglia ci siamo dovuti munire di guanti e mascherine, ma il peggio arriva adesso: siamo costretti a rimanere chiusi in casa, isolati da tutto e da tutti.

Il nostro Governo ci obbliga a seguire dure regole, come accade anche negli altri Paesi.

Spero che tu possa essere contento del fatto che l’Italia abbia ritrovato una sua unità politica, anche se qualcuno ancora prova a “trasgredire le leggi dell’Imperatore Giustiniano”.

Posso ora comprendere la tua rabbia verso lo squallore che regnava nel nostro magnifico Paese, contro chi voleva violare le regole per il proprio interesse personale ostacolando il bene comune. E comprendo anche il tuo dolore e la profonda tristezza che hai provato allontanandoti dalla tua dimora.

Infatti, amico mio, anche se in un primo momento ho creduto di impazzire stando recluso in casa e ho pensato a te come fortunato per aver potuto girovagare tra paesi diversi, ora mi rendo conto che di fronte a quello che avviene il fortunato sono io, perché ho la possibilità di vivere il mio “esilio” in casa insieme agli affetti miei più cari.

Il numero dei morti, i bollettini che vengono annunciati ogni giorno dalle autorità, il grido di aiuto dei medici e degli infermieri negli ospedali, le tragedie delle famiglie che non possono stare vicini ai loro cari se ammalati, l’assenza di messe e funerali che fa sembrare dannati i poveri sventurati, tutto questo è forse l’Inferno???

Ma sono sicuro che durante questo viaggio impareremo tutti qualcosa di nuovo e dalla “selva oscura” usciremo anche noi a “riveder le stelle”.

Un caro saluto.

Francesco Dell’Acqua classe 2^F Scuola Secondaria di I grado Nicola Festa